The dark side of the Castle

Mi Chiamo Zakaria Jemai,

​Sono tunisino, scappato da un paese a me ostile, unico profugo arrivato in Italia prendendo l'aereo, in stiva. Negli occhi ho impresso immagini di dolore, impossibili da capire se non le hai vissute. Sono un guerriero ferito che negli anni ha sempre avuto la forza di rialzarsi, ho perso spesso la via, ma nel 2013 si è riaccesa la speranza ed ho realizzato il mio sogno di portare l'arte, il bello, in una fabbrica abbandonata, che non troverete sulle mappe turistiche, ma più probabilmente su documenti giudiziari o di polizia. Uno spazio libero costruito intorno a me. E pensando a quel luogo così particolare, ho in mente subito concetti nuovi, come utopia e anarchia di base.Non bastano quattro frasi eleganti a spiegare uno dei mondi segreti di questa Milano prosperosa, di tutto, quel tenore di vita, delle classi alte e delle disuguaglianze a prima vista ineliminabile. Non è un museo aperto, è un museo alternativo, quasi clandestino, come tutti i mondi non ufficiali. E' come vivere in un laboratorio culturale, dove il caos è re senza alcuna intenzione di metterci ordine visivo, purché prevalga l'ordine mentale. Il Castello non mi appartiene, lo custodisco. Se ti devo raccontare la storia del castello, devo raccontarti la mia storia, il castello sono io. C'è stato un momento della vita in cui ho perso tutto, non avevo vicino nessuno, dopo più di 30 anni di stelle, mi sono trovato per terra. Passando da Cormano nel 1983 vedo questo palazzo grosso, io non avevo una casa dove dormire, e sono entrato, mi sono detto, vuoi che non trovi un buco per me in tutto questo spazio? E piano piano mi è piaciuto, mi è piaciuto starci perché dovevo per forza lottare, e in un certo modo andare verso una morte che almeno mi onorerà, non una morte come potrebbe scrivere qualche giornale: “Trovato cadavere di un cittadino extracomunitario in una fabbrica abbandonata, carbonizzato o ammazzato… vedendo i mozziconi per terra, era dedito allo spaccio di stupefacenti”. Allora era quella l'eredità che dovevo lasciare ai miei figli? Non li ho cresciuti per quello, o in quel modo, ed è la cosa che mi ha fermato da diventare una bestia, un emarginato vero, che per mangiare ti sbrana, perché ho visto che dentro di me c'è anche Zakaria l'artista. Sono cresciuto in una casa di professori, papà era il mio preside, la mamma mia professoressa di letteratura araba, ho vissuto in mezzo ai libri, all'arte, alla poesia, ho questa passione della parola, a parola scritta, ma prima di tutto della parola pensata, perché se non la penso non la scrivo, e quando la scrivo mi sento libero. All'inizio quel posto era una discarica abusiva, un campo nomadi, un posto molto degradato, pieno di criminali dove ogni giorno c'era una denuncia, ogni giorno c'era una retata, io l'ho scelto apposta così, non volevo un posto tranquillo, non volevo finire la mia vita rattrappito, volevo morire in guerra, e chi muore in guerra è già morto prima di iniziarla, e io ero già morto, e quello che volevo era la lotta, volevo lottare fino in fondo, tanto sarei morto lo stesso. Ho incominciato la guerra con gli zingari e l'ho vinta dopo due anni, e poi contro altri stranieri che facevano di quel luogo il loro covo per traffici illeciti. Un giorno, ho sentito nel cortile parlare dei ragazzi, avevano scavalcato con i secchi per disegnare, i CaneMorto. Prima non c'era nessun disegno, solo un grande disegno di Cabs che ha la mania di disegnare in muri alti. Per me i graffittari con le bombolette erano "bimbiminkia", teppisti, per me un artista è quello che usa il pennello, ma ho visto quattro ragazzi bellissimi che lo facevano per passione, dipingendo con le stecche muri altissimi e mi sono piaciuti subito. Quella notte andavo su e giù per fare il caffè e sono stato con loro fino all'alba. E poi è arrivato Alexander Tenia, il 18 Aprile ha fatto il primo disegno, il bambino con le corna, e mentre lui disegnava io gli stavo vicino e parlavo con lui, e li mi sono innamorato della street art, ed è stato reciproco, perché lui ha capito che non era davanti a un curioso. Sono nate cose profonde, intime che pochi riescono a captare, lui è riuscito a captarle e di là abbiamo iniziato. Gli artisti hanno incominciato a venire, però loro non sapevano della mia storia, non sapevano quello che volevo in quel castello, e non volevo neanche disturbarli con la mia visione della vita. Perché era l'ultima tappa della mia vita, io stavo andando verso la morte, stavo ballando con la morte, tutti i giorni e tutte le notti, e porco cane non voleva arrivare, io ci andavo in mezzo, ma non voleva arrivare, e allora ho pensato, ci sarà un motivo, vuol dire che devo vivere ancora e fare qualcosa di bello. E dopo 3 anni di castello dove nessuno mi conosceva, neanche i carabinieri di Cormano, sono uscito al mondo, e grazie ai social network in un anno da 3 persone siamo diventati 1700. Mentre si andava avanti, cambiava la mia visione, cambiava tutto anche in me grazie all'arte, grazie ai ragazzi, loro disegnavano quello che volevo io, perciò il castello non è un posto qualunque è una storia scritta della mia vita, di dieci anni, sono come un messaggio, ogni disegno te lo racconto dalla A alla Z, o è un sogno o è una cosa vissuta lì. E siccome Tenia è specializzato nei disegni dei mostri, nelle cose macabre, gli incubi, tutti le cose brutte del castello li ha disegnati lui, finché un giorno è arrivata Chiara Loca. E proprio quel giorno lì ha dipinto le tre sfumature della donna, la geisha, la giocherellona e la sensuale, nella stanza del sole; è stata la prima cosa gioiosa disegnata al castello, è la prima cosa dove c'è il sorriso, i fiori, i cuori, la vita. E da lì si è trasformato tutto, ho fatto del castello la mia ultima dimora, rifiutando di morire nel mondo degli altri, volevo il mio mondo per morirci dentro, perché la società mi aveva già buttato via nella spazzatura, non guardando chi sei e cosa sei stato prima. Quando mi sono ritrovato con la faccia nel fango, mi è venuta l'illuminazione, dopo 7 anni di galera, mi sono alzato con questa idea, far disegnare una piramide rovesciata, e il punto dove sono arrivato, diventerà una nuova partenza. Voi siete fortunati ad essere nati in questa parte del mondo, io sono nato nell'altra parte dove l'ignoranza si insegna, ti danno tutte le basi per diventare un bravo ignorante, ma sempre ignorante sei. Io sono stato un dei pochi che ha potuto studiare in Francia, in Iraq, che era il paese della cultura araba per eccellenza, e con la mia cultura mi sono seduto sulla piramide a cercare l'equilibrio, una cosa impossibile e io ce l'ho fatta, un equilibrio nello squilibrio più totale. Il Castello non è solo street art, e una cura dell'anima, lo chiamo la culla di cupido, sembra una favola e io ci credo, perché non può entrare qualcuno al castello senza uscire sorridente con un velo sul cuore, lo sanno tutti, tutti quelli che sono entrati, e io non vendo niente! Tutti i personaggi famosi che sono venuti a trovarmi, sono famosi fuori dal castello, dentro nessuno è famoso, perché quando entri nel castello ritorni ad essere quello che sei, prima di essere. Scrivere per me è vita, se non scrivo muoio, non ce la faccio, per me è come una malattia, butto giù la maschera, quello che penso lo devo scrivere, le cose che mi succedono le traduco in parole scritte. La scelta delle parole è importante, le parole non dette, quelle che avevano paura di uscire, per paura di essere inquinate, quelle parole che sono rimaste bloccate fra il palato e la saliva, quelle parole con le quali ho capito tutto, con le quali ho spiegato tutto, son le parole non dette, quelle che dicono di più ……